Musica vera, pensata, suonata, amata prima ancora che eseguita. Musica e parole, strette, perfette, ben congegnate e oliate, capaci di dare alle note la dimensione ideale. Parole pensate per fare pensare, per dare luce, profondità al pensiero stesso. Libere e imbrigliate nello stesso tempo in metriche perfette, che “vanno e vengono così”, sorrette da una melodia leggera e sorniona che dà modo al cantante di rendere al meglio le sue qualità teatrali. Perché Servillo, davvero, non canta, racconta, interpreta, recita, fa delle canzoni le sue amanti e da esperto Casanova, le eleva, piegandole al suo dolce volere. La parola e Fausto, Fausto e la parola, questo è il corpo del lavoro e intorno a questo corpo si muovono gli attori, le arie, le danze, dividendo l’album in due, dove da una parte gioca la luce, dall’altra l’oscurità. Ma è un’oscurità fatta di pensiero, di analisi, di profondità.